giovedì 30 novembre 2023

Indi Gregory

 Indi Gregory (il Ticino, 16.11.2023)

Nel momento in cui queste righe sono consegnate, la piccola Indi Gregory è in un hospice del Regno Unito, privata dei supporti vitali per decisione del giudice locale che, accogliendo le tesi del personale medico che l’ha avuta in carico, ritiene come il miglior interesse per la bambina sia l’accompagnamento alla morte.

Si badi. Non si tratta della mera indisponibilità del sistema sanitario a protrarre le cure già praticate e di rifiutarne di sperimentali. Nella fattispecie – come purtroppo in analoghe vicende degli ultimi anni nel medesimo Paese – si è persino negata ai genitori la possibilità di tentare altre terapie, offerte da un qualificato ospedale italiano. In definitiva, seppure sia crudo da affermare, si è sancito un obbligo di morte per Indi, ritenendo che la sua disabilità (indubbiamente grave) renda la vita non degna di essere vissuta.

Il governo italiano ha meritoriamente conferito alla piccola la cittadinanza e il console italiano, quale curatore speciale, anche appoggiandosi sulla Convenzione dell’Aja per la protezione dei minori, ha tentato – invano –  di ottenere dalle autorità locali il suo trasferimento nel nostro Paese.

Colpiscono, poi, altre circostanze. Secondo alcuni, la paziente starebbe subendo un accanimento terapeutico. Ma non si comprende in cosa consista: i supporti respiratori producono l’effetto di mantenere Indi in vita, senza particolare complicanze, per cui è impossibile argomentare che determinino svantaggi sproporzionati rispetto ai benefici.

Inoltre, sorprende il linguaggio approssimativo utilizzato anche dalla stampa italiana. La bambina sarebbe ormai “incurabile” e, per questo, non dovrebbe più ricevere alcun trattamento sanitario. Ma si potrà dire, al più, che la sua malattia sia “inguaribile”, mentre non esistono persone che non possano essere curate, sebbene il decorso della malattia non possa risolversi positivamente. 

Come ha affermato il Vescovo Corrado, “non vogliamo essere complici e corresponsabili della morte di Indi con il nostro silenzio e la nostra indifferenza”. La battaglia per la cultura della vita, contro quella di morte, richiede un maggiore impegno di preghiera e azione civile da parte di credenti e persone di buona volontà.

Marco Ferraresi


sabato 23 settembre 2023

Il "giusto salario": interventi

 Sul tema del giusto salario secondo la Dottrina sociale della Chiesa, segnalo alcuni miei interventi:

- video-editoriale per l'Osservatorio Van Thuan: qui

- la voce "Salario" nel Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa n. 3/2023: qui l'indice del numero

- un articolo dal titolo "Principi per stabilire il salario: li spiega Leone XIII", nel primo numero de "La Bussola mensile", in corso di pubblicazione (qui la presentazione)

venerdì 19 maggio 2023

Sindacati e partiti: quale rapporto?

Qui una riflessione sul rapporto tra sindacati e partiti, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa (sul canale dell'Osservatorio Cardinale Van Thuan)

venerdì 31 marzo 2023

Vera e falsa sussidiarietà

 da Il Ticino, 23 marzo 2023

Vera e falsa sussidiarietà

Secondo la celebre formulazione del principio di sussidiarietà da parte di Pio XI, “siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare […] perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle” (Quadragesimo Anno, n. 80).

Se decontestualizzato rispetto all’intero corpus della Dottrina sociale della Chiesa, il principio rischia tuttavia di assumere un significato meramente procedurale. Esso viene cioè ridotto a criterio di distribuzione delle competenze, di allocazione del potere. In tal senso, è ad esempio invocato per sostenere l’opportunità – sempre e comunque – di un’organizzazione in senso federale dello Stato, in contrapposizione allo Stato centralista; o per massimizzare l’autodeterminazione dei singoli e dei gruppi; o, tutto al contrario, per giustificare l’interventismo statale (o di organismi sovranazionali) a fronte di presunte insufficienze dei livelli inferiori.

In realtà, leggendo il Magistero nella sua integralità (soprattutto, dall’enciclica Libertas di Leone XIII sino alla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II), si osserva come il principio di sussidiarietà sia strettamente correlato a quelli di giustizia e di bene comune. La sussidiarietà infatti è concepita come il rispetto del giusto ordine di relazioni tra persone, corpi intermedi, soggetti pubblici. Il principio in questo senso tutela, non ogni volere arbitrario, ma l’autonomia necessaria perché la persona, la famiglia, i corpi intermedi perseguano e conseguano i propri fini naturali. E richiede, appunto, l’intervento di una comunità superiore quando il perseguimento di tali fini incontri ostacoli non superabili con le forze del singolo o della comunità di livello inferiore.

Marco Ferraresi

mercoledì 29 marzo 2023

Il "regionalismo differenziato" tra vera e falsa sussidiarietà

 In tema di regionalismo e principio di sussidiarietà, ecco il mio video per l'Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa:

https://www.youtube.com/watch?v=O-qDmvosXVU

lunedì 6 febbraio 2023

Benedetto XVI e i giuristi

 Pubblicato su Il Ticino, 20 gennaio 2023


Il lascito di Benedetto XVI per i giuristi

Quale membro dell’Unione Giuristi Cattolici, avverto un debito di gratitudine nei confronti di Benedetto XVI, per il pensiero teologico e il Magistero pontificio sui grandi temi della giustizia e del diritto. Condenso in tre punti il mio ricordo.

In primo luogo, Benedetto XVI, in continuità con i precedenti Papi, ha riaffermato la perenne dottrina del diritto naturale. Non solo, ha saputo riproporla in termini anche nuovi e attualizzarla dinanzi alle sfide del mondo contemporaneo. Con i suoi insegnamenti sui principi non negoziabili, ha formato le menti di almeno una generazione di giuristi e ha rafforzato, in essi, l’impegno a difendere, senza sconti e con passione, il diritto alla vita in ogni sua fase e a difendere la famiglia dalle sue note contraffazioni.

In secondo luogo, Papa Ratzinger è stato un sapiente legislatore della Chiesa. Egli evidenziò che la Chiesa ha una intrinseca dimensione giuridica e istituzionale: il diritto canonico non è un accessorio, magari destinato a estinguersi, come avrebbe voluto una corrente di pensiero rafforzatasi dopo il Concilio Vaticano II.

In terzo luogo, è indimenticabile per i giuristi cattolici italiani l’udienza particolare che Joseph Ratzinger concesse all’Associazione in occasione del Convegno nazionale del 2006 sul tema della laicità. Nel discorso pronunciato con l’occasione, Benedetto XVI sostenne, con parole di straordinaria forza e attualità, come nel tempo presente “da parte di alcuni c'è il tentativo di escludere Dio da ogni ambito della vita, presentandolo come antagonista dell’uomo […] E’ nostro compito far comprendere che la legge morale da Lui dataci, e che si manifesta a noi con la voce della coscienza, ha lo scopo, non di opprimerci, ma di liberarci dal male e di renderci felici”.

Possa il supremo Legislatore e Giudice, il Dio onnipotente e misericordioso manifestatosi nel Signore Gesù, rendergli il premio dei servi fedeli.

Marco Ferraresi 


Aborto: ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?

Aborto: quale sarebbe la "strategia" del centrodestra? Video-editoriale per l'Osservatorio Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, qui