venerdì 23 giugno 2017

Audio della conferenza di Mons. Luigi Negri a Pavia su Fatima e il nostro tempo

Qui il link audio della conferenza di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara, tenutasi a Pavia, Istituto Maria Ausiliatrice, lo scorso 9 giugno, che ho avuto l'onore di poter introdurre. Era presente il Vescovo di Pavia Mons. Corrado Sanguineti

Fatima, giustizia e riparazione

Fatima, la giustizia e la riparazione

(da Il Ticino, 23 giugno 2017)

Mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara, lo scorso 9 giugno ha tenuto presso l’Istituto Maria Ausiliatrice una conferenza sull’attualità del messaggio di Fatima, nel centenario delle apparizioni della Madonna. Era presente pure Mons. Corrado Sanguineti, che al Cuore Immacolato di Maria ha solennemente e pubblicamente consacrato il 13 maggio la nostra Diocesi.
Negri, tra le riflessioni, ha evidenziato il metodo educativo della Madonna a Fatima. Nostra Signora non ha nascosto l’inferno, con i suoi supplizi eterni, ai tre pastorelli pur bambini. Ben sapeva, ovviamente, che la visione li avrebbe profondamente turbati. Perché, dunque? Probabilmente per due principali motivi.
Anzitutto perché l’amore senza verità è, appunto, un falso amore. La dannazione, che essenzialmente consiste nell’eterna infelicità per la separazione definitiva da Dio, è una possibilità tremenda eppure reale. Fa parte del mistero della libertà dell’uomo e, contestualmente, della giustizia di Dio, che, pur disponibile al perdono, non può non punire il male. E’ l’amore veritiero di Maria, dunque, che ci spinge ad evitare il peccato per restare nella fedeltà a Dio Salvatore. E la Madonna a Fatima non ha esitato a dire che molte anime vanno all’inferno perché nessuno prega per loro.
Proprio questo è il secondo motivo della rivelazione della Madonna ai pastorelli. Ella li invitò a offrire preghiere, sacrifici e sofferenze per amore a Dio e in favore della salvezza dei peccatori, come piccoli intercessori che si uniscono all’unico Mediatore tra Dio e gli uomini.
Noi pure, ovviamente, dobbiamo avere a cuore la salvezza, non solo nostra, ma altrui. E siamo chiamati perciò a riparare alle offese inferte ai Cuori di Gesù e Maria, particolarmente quando perpetrate in forma pubblica, in spregio all’ordine divino e a scandalo dei più deboli e indifesi.
Ecco perché la Madonna a Fatima ha dettato quella preghiera che, forse, spesso diciamo senza adeguatamente meditare: “Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia”.
Marco Ferraresi

giovedì 4 maggio 2017

La legge sul fine vita è una legge sull'eutanasia

Mio commento alla proposta di legge sul fine vita, pubblicato su Il Ticino, 28 aprile 2017, p. 2

La legge sul “fine vita” è una legge sull’eutanasia

Il 20 aprile la Camera ha approvato la proposta di legge sul “fine vita”, che ora passa al Senato. Se approvata in via definitiva, introdurrebbe in Italia il diritto di morire; il diritto di essere aiutati a morire; il diritto di uccidere minori e incapaci di intendere e di volere. E’ per questo che, soprattutto in ambito cattolico, giuristi, medici ed associazioni stanno costantemente denunciando la deriva eutanasica dei lavori parlamentari.
Il testo della proposta di legge prevede infatti che la persona abbia, non solo il diritto di rifiutare cure e terapie, ma anche di interromperle, pure in caso di conseguenze letali. A fronte di ciò, al medico sarebbe impedito di compiere il proprio dovere professionale. Davanti per es. all’ordine del paziente di interrompere una terapia salvavita, il medico non potrebbe agire secondo scienza e coscienza, ma sarebbe obbligato ad obbedire per non incorrere in conseguenze civili e penali. In qualche caso, peraltro, per interrompere una terapia salvavita sarebbe costretto a un intervento, dunque a un atto di eutanasia attiva (o commissiva), come togliere una flebo contenente un farmaco necessario alla sopravvivenza.
Ma vi sono altre gravi novità. La scelta del rifiuto o della interruzione potrebbero stabilirsi anche attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT). Il paziente potrebbe dunque vincolare il medico per il futuro, magari ad anni di distanza. Il medico potrebbe disattendere le DAT solo in casi particolari e comunque con il consenso del fiduciario del paziente.
Ancora, la proposta di legge considera alimentazione e idratazione artificiali alla stessa stregua di terapie mediche. Dunque, il paziente avrebbe diritto di rifiutarle e interromperle, cioè il diritto di morire di fame e di sete, cui il medico non potrebbe opporsi.
Quanto a minori e incapaci, la loro sorte sarebbe nelle mani di genitori, magari esasperati dal dolore, e rappresentanti legali. A questi spetterebbe infatti decidere, in definitiva, se rifiutare o interrompere cure, terapie, idratazione e alimentazione. Solo qualora il medico si opponesse, un giudice potrebbe essere investito della questione e della decisione sulla sorte del soggetto.
Marco Ferraresi

lunedì 17 aprile 2017

I volti della morte e la vittoria di Cristo: omelia del Vescovo di Pavia

Merita segnalazione l'omelia del Vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti, nel giorno di Pasqua. Qui il testo intero. Di seguito, un passaggio significativo:
"la morte ha altri volti, più nascosti, o più tollerati e giustificati, nella nostra cultura così povera di ragioni grandi per vivere e per sperare: ha il volto dei milioni di bambini che non sono nati, perché privati della loro vita ancora nel grembo; ha il volto di malati che, schiacciati dalla sofferenza e dalla disperazione, scelgono di farsi togliere una vita, divenuta per loro intollerabile, senza significato; ha il volto di donne, spesso povere, che per soldi prestano il loro grembo per ospitare una creatura che poi dovranno cedere ad altri; ha il volto di giovani e adolescenti che buttano via la loro esistenza, nelle notti di un divertimento artificiale, nell’alcool, nella droga, in una sessualità sempre più banale, svuotata di tenerezza, talvolta violenta.
Sì, carissimi fratelli e sorelle, c’è un duello drammatico tra la morte e la vita, tra il bene e il male, tra la speranza e il nulla, e a volte abbiamo l’impressione che la morte sia più forte, che il male faccia più impressione e presa. Eppure, proprio la risurrezione di Gesù irrompe come una luce che nessuna tenebra può soffocare: «Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». Tutto sembrava finito e concluso nel silenzio di quella tomba, e invece, Cristo, attraversando fino in fondo il buio della sofferenza e della morte, ha aperto un varco alla Vita, ha spalancato per tutti noi la via alla risurrezione!"

Messa in riparazione dei peccati contro la vita umana

Mercoledì 19 aprile 2017, alle ore 18, nella Cappella del Policlinico S. Matteo, via Forlanini, Pavia, sarà celebrata una Santa Messa in riparazione dei peccati contro la vita umana. Qui la locandina

domenica 9 aprile 2017

Rassegna stampa sulla legge sul "fine vita"

Di seguito, il recente articolo sulla legge sul "fine vita" di Francesco D'Agostino, Presidente Unione Giuristi Cattolici Italiani. Sono quindi riportate prese di posizione sul tema di segno contrario, da parte mia e di altri commentatori:

Francesco D’Agostino, Presidente UGCI Nazionale e Presidente Emerito del Comitato Nazionale di Bioetica:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/non-tutto-eutanasia-la-storia-chiede-coraggio 

Mauro Ronco, Professore Ordinario di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Padova e Presidente del Centro Studi Livatino:
http://www.centrostudilivatino.it/appello-di-oltre-250-giuristi-sono-chiamate-disposizioni-anticipate-di-trattamento-la-sostanza-e-eutanasia/ 

Mario Melazzini, Medico, malato di Sla, Direttore Generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa):
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-dignit-della-vita-di-fronte-alla-fine 

Filippo Maria Boscia, Presidente Associazione Medici Cattolici Italiani:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/per-buone-dat-c-lavoro-da-fare 

Marco Ferraresi, Consigliere Centrale UGCI e Presidente Unione Locale UGC Pavia:
http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-caro-d-agostino-sulle-dat-non-mi-rappresenti-19413.htm#.WOfAeNLyjc 

Giacomo Rocchi, Magistrato di Cassazione (prima sezione penale e sezioni unite penali):
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ora-per-avvenire-va-bene-la-morte-di-eluana-englaro-19421.htm 

Gian Luigi Gigli, Neurologo, Deputato, Presidente del Movimento per la Vita:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-rischio-mortale-che-non-si-vuol-vedere 

Unione Giuristi Cattolici di Piacenza:
http://www.giuristicattolicipiacentini.it/materiali-25/comunicati-stampa/4-4-2017-ddl-dat.html 

Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan:
http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-crepaldi-datuna-leggeinaccettabile-19456.htm#.WOfJp9Lyjcs 

Riccardo Gotti Tedeschi, Avvocato:
http://formiche.net/2017/04/06/dat-cavallo-troia-si-chiama-eutanasia/ 

Intervista a Giovanni Zaninetta, ex Presidente Società Italiana di Cure Palliative:
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/zaninetta-le-cure-palliative-sono-altro 

Marta Moriconi, Intervista a Marco Ferraresi:
http://www.intelligonews.it/spiritualita/articoli/7-aprile-2017/59657/la-chiamano-dat-ma-e-eutanasia-per-il-prof-ferraresi-giuristi-cattolici/

Sandro Magister:
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/04/10/da-lovanio-a-roma-leutanasia-dei-principi-non-negoziabili/

Andrea Mainardi su Formiche:
http://formiche.net/2017/04/02/tutti-gli-ultimi-subbugli-tra-giuristi-cattolici-su-dat-eutanasia-e-biotestamento/

venerdì 7 aprile 2017

DAT? Più precisamente, eutanasia

Il mio commento alla intervista di Francesco D'Agostino sul fine vita è stato ripreso da vari interventi, di cui si darà rassegna. Di seguito, una intervista di Marta Moriconi al sottoscritto sul medesimo tema, pubblicata in data odierna su IntelligoNews:
http://www.intelligonews.it/spiritualita/articoli/7-aprile-2017/59657/la-chiamano-dat-ma-e-eutanasia-per-il-prof-ferraresi-giuristi-cattolici/

"La chiamano Dat" ma è eutanasia per il Prof. Ferraresi (Giuristi cattolici)
07 aprile 2017 ore 14:00, Marta Moriconi

La chiamano Dat, ma è eutanasia. E' questa in sostanza l'opinione di molti giuristi cattolici, anche se non tutti sono d'accordo. Lo dimostra il confronto che si è aperto, anche con toni piuttosto accesi, sull'ultimo intervento del Presidente dell’Unione giuristi cattolici (e presidente emerito del Comitato nazionale per la bioetica) Francesco D'Agostino pubblicato da Avvenire dal titolo: “Sulle Dat necessaria una buona legge. Non tutto è eutanasia. La storia chiede coraggio”. All'interno scrive: "La storia ci impone di avere coraggio, di abbandonare in parte (solo in piccola parte!) il vecchio paradigma della medicina ippocratica e di contribuire alla costruzione di un paradigma nuovo e molto più complesso. E chi perde gli appuntamenti con la storia sarà costretto, prima o poi, a pentirsene amaramente. Adesso serve il dibattito in merito alla legge sul consenso informato, sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e, più in generale, sul fine vita".
IntelligoNews ha deciso di aprire proprio una discussione sull'argomento, ospitando le opinioni di esperti e politici.
Oggi presentiamo il punto di vista di Marco Ferraresi, membro del Consiglio centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani e Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia: "Con la legge sul fine vita - spiega - si consentirebbe la perdita definitiva della libertà”.

Professore, nella discussione della legge sul fine vita pare sia scoppiato il putiferio tra i Giuristi cattolici. E’ vero? 

"Il Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, Francesco D’Agostino, ha commentato su Avvenire in maniera essenzialmente positiva la proposta di legge sul fine vita. Ha affermato che essa non introdurrebbe alcuna forma di eutanasia e che, anzi, chi sostiene questa tesi forzerebbe l’interpretazione del testo. Io dissento".

La sua opinione dunque qual è?

"A mio avviso hanno ragione gli oltre 250 giuristi che hanno firmato l’appello del Centro Studi Livatino. La proposta di legge contiene evidenti disposizioni eutanasiche".

E quali sarebbero queste disposizioni?

"L’articolo 1 prevede il diritto del paziente di rifiutare o interrompere le terapie. E sono chiamate terapie anche l’idratazione e l’alimentazione artificiali. Il medico sarebbe obbligato ad eseguire la volontà del paziente o astenendosi dal salvarlo (eutanasia omissiva) o compiendo atti esecutivi, ad es. intervenendo per togliere una flebo alla persona in cura (eutanasia commissiva). L’articolo 2 prevede che, per i minori e gli incapaci, rifiuto e interruzione siano decisi dai genitori o tutori. Infine, l’articolo 3 obbligherebbe il medico ad attenersi al rifiuto o alla interruzione anche se espressi mediante le DAT, cioè “disposizioni” anticipate (e vincolanti) di trattamento. Disposizioni redatte in previsione di una eventuale futura malattia, magari a molti anni di distanza".

Ma queste norme non tutelerebbero meglio la libertà della persona?

"Direi piuttosto che queste norme consentirebbero di perdere definitivamente la libertà, insieme alla vita. Mentre il diritto italiano attuale protegge inderogabilmente la vita di un malato – anche con la punizione di reati come l’omicidio del consenziente o l’istigazione al suicidio – con questa legge la vita diventerebbe un bene relativo, rinunciabile. E il medico potrebbe essere obbligato a operare il contrario di quanto la sua professione esige, cioè salvare la vita del paziente, prendersi cura del malato. Si osservi a tal proposito che non è prevista l’obiezione di coscienza. Quanto ai minori e agli incapaci, la loro vita sarebbe nelle mani dei rappresentanti legali. Ben oltre, dunque, la stessa sbandierata “autodeterminazione”.

Secondo lei c’è contraddizione tra le parole di D’Agostino e quelle del Presidente della CEI, Angelo Bagnasco?

"D’Agostino parla da giurista, Mons. Bagnasco come Pastore della Chiesa. Hanno dunque un approccio diverso. Però mi pare che le rispettive valutazioni della proposta di legge siano di segno diverso. Al di là di ciò – questo soprattutto mi preme – ritengo che i giuristi cattolici debbano opporsi senza ambiguità a leggi che introducano il “diritto” di darsi e di dare la morte e di pretendere, in ciò, l’altrui collaborazione. Il quinto comandamento, “non uccidere”, non può essere abrogato da nessuna autorità umana".