giovedì 30 aprile 2020

Covid 19 e libertà di culto: qualcosa non torna

Da Il Ticino, 30 aprile 2020

Covid 19 e libertà di culto: qualcosa non torna
Domenica 1 marzo: don Antonio Lunghi, parroco di Castello d’Agogna, celebra Messa dinanzi a una decina di fedeli e viene denunciato alla Procura della Repubblica. Domenica 19 aprile: don Lino Viola, parroco di Soncino, celebra Messa dinanzi a tredici fedeli e viene sanzionato per 680 euro (280 euro, invece, per ogni fedele). L’elenco potrebbe continuare: i casi sono nell’ordine delle decine. Le sanzioni sono motivate dalla presunta violazione delle restrizioni imposte dal governo a causa dell’emergenza sanitaria in corso. In più casi, le celebrazioni sono state interrotte dall’intervento degli agenti di pubblica sicurezza.
Commentare le norme amministrative richiederebbe tempo. Quel che è certo, è che dei divieti si è data una interpretazione restrittiva per la libertà di culto. Ritengo poi che, essendo in violazione di diritti fondamentali, come la libera espressione della fede cattolica, si tratti di norme illegittime. Sono altresì persuaso che l’intervento di polizia in un luogo sacro e durante una celebrazione, oltre che un atto sacrilego, sia penalmente illecito. Anche perché - secondo le norme vigenti tra Italia e Santa Sede - la forza pubblica non può entrare per l’esercizio delle sue funzioni negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica.
Che uno Stato, che mette la mano nel grembo materno per sopprimere la vita nascente, la ponga anche sulla Santa Messa, purtroppo non può stupire; e che si consideri l’esercizio pubblico della fede una occasione di contagio più pericolosa dell’ingresso nei supermercati, è pure coerente con il clima culturale in cui viviamo.
Quello che stupisce è piuttosto l’atteggiamento di “casa nostra”. Si è data sin dall’inizio una lettura rigida dei divieti a scopi sanitari, sospendendo tutte le celebrazioni e in qualche caso chiudendo gli edifici di culto. Ma nemmeno sono stati difesi i sacerdoti sanzionati: nel caso di don Lino, il parroco è stato anzi pubblicamente rimproverato dalla curia, che ha ritenuto il suo comportamento “in contraddizione con le norme civili e le indicazioni canoniche”.
Consentire allo Stato di disciplinare a propria immagine e somiglianza il culto divino è un errore grave e costituisce un precedente pericoloso per la libertà futura dei cattolici.
Marco Ferraresi

mercoledì 1 aprile 2020

Nuovo libro dell'Unione Giuristi Cattolici di Pavia


Qui il nuovo libro a cura di Giacomo Donati e Marco Ferraresi: raccoglie riflessioni dell'Unione Giuristi Cattolici di Pavia "Beato Contardo Ferrini", pubblicate su Il Ticino tra il 2016 e il 2019.

Qui prefazione e introduzioni.

Il volume raccoglie riflessioni di giuristi cattolici sui grandi temi di attualità: il nascere e il morire; la famiglia e le sue imitazioni; la Patria e le migrazioni; il lavoro e la democrazia. I temi sono trattati a partire dalle vicende umane, alla luce del diritto vigente e dei principi cristiani.


martedì 7 gennaio 2020

venerdì 27 dicembre 2019

Papa Franceso, Rosario Livatino, la crisi del potere giudiziario

Papa Francesco, Rosario Livatino e la crisi del potere giudiziario
(da Il Ticino, 13.12.2019)

Il 29 novembre Papa Francesco ha incontrato i giuristi del Centro Studi Livatino in occasione del convegno nazionale dell’associazione, sul tema “Magistratura in crisi - Percorsi per ritrovare la giustizia”. Il Santo Padre ha preso spunto dall’evento per cogliere due aspetti, tra loro collegati, della crisi del potere giudiziario e del ruolo del giudice. Lo ha fatto ispirandosi al fulgido esempio del magistrato Rosario Angelo Livatino (1952-1990), vittima della mafia che combatteva nella sua professione. Giovanni Paolo II lo ha definito «martire della giustizia e indirettamente della fede».
Un primo elemento di crisi della giustizia concerne la difesa della vita umana. Il Papa cita in proposito le parole di Livatino contro l’eutanasia, che lucidamente affermava in una conferenza: «Se l’opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana […] è dono divino che all’uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l’opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni “indisponibili”, che né i singoli né la collettività possono aggredire». Francesco stigmatizza perciò quelle sentenze «per le quali l’interesse principale di una persona disabile o anziana sarebbe quello di morire e non di essere curato». Così, prosegue il Papa, i giudici «inventano un “diritto di morire” privo di qualsiasi fondamento giuridico, e in questo modo affievoliscono gli sforzi per lenire il dolore e non abbandonare a sé stessa la persona che si avvia a concludere la propria esistenza».
Il secondo elemento di crisi attiene a quella superbia giudiziale che elude la soggezione del giudice alla legge, come se il potere di porre le norme regolatrici della vita sociale spettasse alla magistratura piuttosto che al parlamento investito dalla sovranità popolare. E come se al potere giudiziario fosse, anzi, attribuito il ruolo di correggere le scelte democratiche pretendendo di rieducare il popolo a nuovi valori, promossi per sentenza. Afferma il Papa che, sotto questo profilo, Livatino ha colto «i segni di quel che sarebbe emerso con maggiore evidenza nei decenni seguenti, non soltanto in Italia, cioè la giustificazione dello sconfinamento del giudice in ambiti non propri, soprattutto nelle materie dei cosiddetti “nuovi diritti”, con sentenze che sembrano preoccupate di esaudire desideri sempre nuovi, disancorati da ogni limite oggettivo».
Marco Ferraresi

giovedì 28 novembre 2019

Corte costituzionale: no all'eterologa per le coppie omosessuali

Consulta: no all’eterologa per coppie omosessuali
(da Il Ticino, 15.11.2019)

Due coppie omosessuali femminili si rivolgono alle rispettive aziende sanitarie locali per accedere alla fecondazione eterologa e, così, ricevere seme maschile per realizzare un desiderio di genitorialità. Le aziende sanitarie respingono la richiesta, perché la legge n. 40 del 2004 ammette alla fecondazione artificiale solo le coppie di sesso diverso. Le interessate domandano così ai giudici competenti che venga ordinato alle aziende sanitarie di procedere alla fecondazione assistita. I giudici ritengono che la legge citata sia incostituzionale e sollevano pertanto la relativa questione dinanzi alla Corte costituzionale. Questa, con la sentenza n. 221/2019 depositata il 23 ottobre, rigetta i dubbi giudicando legittimo il divieto della fecondazione eterologa per le coppie omosessuali.
Secondo la Corte, infatti, la vigente normativa non discrimina illegittimamente le coppie dello stesso sesso rispetto a quelle di sesso diverso. In primo luogo, perché il desiderio di un figlio non può essere soddisfatto senza limiti, dovendosi tenere in conto anche altri interessi. In secondo luogo, perché la fecondazione artificiale è riservata, dalla legge n. 40 del 2004, a coppie patologicamente sterili o infertili, mentre la coppia omosessuale è per natura infeconda. In terzo luogo, perché, afferma la Corte, l’idea che la famiglia composta da un papà e una mamma “rappresenti, in linea di principio, il «luogo» più idoneo per accogliere e crescere il nuovo nato non può essere considerata […] arbitraria o irrazionale”. Dunque, il legislatore, al quale compete ponderare molteplici fattori quando si trattano delicate questioni di ordine etico, non ha posto norme incostituzionali.
Ci si domanda, per inciso, perché questa sentenza della Corte non abbia avuto particolare risonanza sui mass media, di solito pronti a enfatizzare ogni novità sui temi eticamente controversi.
Se la pronuncia appare corretta, pesa nondimeno (almeno) un’ombra su di essa. Secondo la Corte questa materia resta “aperta a soluzioni di segno diverso, in parallelo all’evolversi dell’apprezzamento sociale della fenomenologia considerata”. In altri termini: in futuro il legislatore potrebbe anche modificare le norme, consentendo la fecondazione eterologa anche alle coppie omosessuali, tenendo conto della mentalità sociale dominante. Come se, dunque, la presenza di un papà e di una mamma, per un bambino, fosse un principio negoziabile.
Marco Ferraresi

lunedì 14 ottobre 2019

Il "lievito buono" dei laici cattolici nel lavoro e nella vita pubblica

Qui una mia riflessione sulla necessaria testimonianza pubblica dei laici cattolici, sul mensile Servi della Sofferenza